I risultati della COP26 e gli effetti sulle imprese

Si è appena conclusa la COP26 il ventiseiesimo summit annuale organizzato dalle Nazioni Unite per combattere il cambiamento climatico. I risultati della COP26, climate change conference, sono esiti insufficienti per molti esperti e anche per numerevoli partecipanti della conferenza. Infatti il risultato della COP26 è stato il Glasgow Climate Pact il quale rappresenta un grande compromesso tra quasi 200 nazioni, che tiene insieme interessi, priorità e punti di vista molto diversi; e purtroppo alla fine scontenta tutti. Ma vediamo in particolare che obbiettivi si sono raggiunti con questa conferenza.

Riduzione dello sfruttamento del carbone

L’accordo prevede di ridurre lo sfruttamento del carbane che attualmente è responsabile del 40% delle emissioni annuali di anidride carbonica. Ma vi sarà una riduzione graduale non una eliminazione graduale, inffati paesi come Giappone, Corea e Australia prevedono di usarlo ancora come pilastro del mix energetico fino al 2030, l’anno in cui il carbone dovrebbe invece sparire.

L’impegno a interrompere il processo di deforestazione, che purtroppo è fallito da parte di Brazile e Indonesia.

Il COP27 ha firmato un accordo e istaurato dei fondi pari a meno di 20 miliardi per eliminare la deforestazione entro il 2030. Mentre solo il Brazile chiedeva 1 miliardo di dollari l’anno solo per tutelare l’Amazzonia, per questo motivo il Brazile è andato contro la firma di questo accordo ed ha spiegato che si impegnerà a ridurre a zero solo la deforestazione illegale, e non il disboscamento trainato da agricultura, allevamento, infrastrutture e minire. Una simile posizione è stata presa anche dall’Indonesia, paese chiave per l’elevata presenza di foreste.

Aiuto ai Paesi Poveri

L’accordo inoltre prevede maggiorI aiuti finanziari per i paesi poveri, che sono anche quelli destinati a subire le conseguenze più pericolose del cambiamento climatico. Secondo gli accordi, entro il 2025 gli aiuti econonomici destinati a questi paesi dovrebbero raddoppiare rispetto ai livelli pre-Covid del 2019.

L’impegno finale

Il problema principale della conferenza è che risulta un accordo estremamente debole. Anche se il presidente della COP26, il britannico Alok Sharma, promuove il Glasgow Climate Pact come un accordo che ha come obbiettivo quello di mantenere il livello di surriscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi rispetto alla media pre-industriale . Altri esperti come la Climate Action Tracker ritengono queste policies insufficienti per rispettare il target di Parigi. Come la foto successiva evidenzia.

Cosa sono gli effetti del COP26 sulle imprese.

Anche se è difficile considerare la COP26 un successo, l’impegno sottoscritto a Glasgow avrà ripercussioni sulle aziende e sul contesto macroeconomico. I piani sottoscritti per ridurre la produzione di carbonio porteranno maggiori tassazioni e un livello di quote piu basse per la produzione dello stesso, che avranno come effetto finale l’aumento del prezzo di tale combustibile fossile.

Successivamente a livello globale sono già presenti stimoli che aiutano le aziende a indirizzarsi verso la transazione verde. Dagli impulsi degli investitori e dei clienti che richiedono alle aziende prodotti sempre piu sostenibili e a zero impatto climatico.

Dal punto di visto manageriale, vi è una spinta ad agire concretamente per concretizzare gli impegni e obbiettivi annunciati nella corporate value di ogni impresa. I modi per materializzare questi impegni possono essere rapresentati da:

  • Implementare la carbon transition come pilastro della strategia aziendale. Non vedendo questo cambiamento come un costo, ma come una strategia per minimizare i rischi del cambiamento climatico e cercare opportunità in strategie alternative e nuovi fonti di energia;
  • Determinare il prezzo del carbonio internamente per riflettere sul prezzo finale le esternalità negative che quest’ultimo produce, creando cosi incentivi a velocizzare la transizione verde;
  • Introdurre le metriche ESG nei piani di remunerazione di manager e dipendenti, legando premi e stipendi a specifici obbiettivi di sostenibilità;
  • Monitorare la propria impronta di carbonio estrapolando report sull’evoluzione del suo impatto.

Queste pratiche sostenibili diverranno prorietà negli anni a seguire. Adesso il momento di riflessione è finito: è arrivato il momento di agire e cercare le opportunità offerte dalla transizione verde.

Referenze: Il sole 24 ore  e Rinnovabili.it