Nuova decisione della Corte Costituzionale sul patto di non concorrenza

Una recente decisione della Corte Costituzionale ceca riguardo al patto di non concorrenza tra datori di lavoro e dipendenti ha fatto molto discutere.

Patto di non concorrenza: cos’è?

Il patto di non concorrenza è una clausola contrattuale che può essere introdotta di comune accordo fra datore di lavoro e dipendente. Essa limita la facoltà di quest’ultimo circa lo svolgere attività professionali simili in concorrenza con l’azienda, a seguito di una cessazione del rapporto di lavoro, andando ad approfittare del know-how nel frattempo acquisito. Il lavoratore che viola tale patto può essere accusato di concorrenza sleale, mentre l’azienda che lo assume di concorrenza parassitaria.

Patto di non concorrenza

Patto di non concorrenza: la decisione della Corte

La Corte Costituzionale ceca ha sottolineato che la clausola di non concorrenza serve principalmente a tutelare il datore di lavoro. Al contrario, è nell’interesse del lavoratore non essere vincolato da tale patto, al fine di evitare di essere limitato in modo significativo nella sua capacità di trovare un’occupazione retribuita, o nell’applicazione delle sue conoscenze e competenze e quindi vedersi ridurre il suo prezzo sul mercato del lavoro, rischiando anche di incorrere nell’obbligo di pagare la penale pattuita. La Suprema Corte ha affermato che l’invalidità assoluta di un recesso dal patto di non concorrenza può essere valutato solo sulla base di prove dettagliate inerenti ad ogni specifico caso.

Patto di non concorrenza

Quando può recedere dal patto il datore di lavoro?

La Corte Costituzionale ceca ha consentito al datore di lavoro di recedere dal patto di non concorrenza anche senza fornire una motivazione, appena prima la cessazione del rapporto di lavoro, se quest’ultimo spiega sufficientemente perché non avrebbe potuto farlo prima. Tuttavia, le situazioni in cui il recesso dal patto di non concorrenza è avvenuto l’ultimo giorno del rapporto di lavoro senza che il datore avesse un giustificato motivo, o nel caso in cui il lavoratore trovi un’altra occupazione in un settore differente con l’espresso scopo di rispettare la clausola di non concorrenza, e il datore di lavoro ne fosse venuto a conoscenza, recedendo da essa, al fine di sottrarsi all’obbligo di pagare il lavoratore per averla rispettata, continueranno ad essere indifendibili.

Fonte: Eversheds Sutherland